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02/02/07 Morena Piccoli: Operare la differenza:mediazione tra guadagni e perdite

Intervento di Morena Piccoli, socia fondatrice di Ishtar.
Intervento al Convegno: "L'incontro con l'altra nella vita quotidiana"
Verona 2 febbraio 2007


CASA DI RAMIA è un luogo d’incontro per donne migranti e italiane, nato a Verona su progetto di Stefania Sartori, Assessora alle Pari Opportunità e alle Differenze. Con la collaborazione di Ishtar, associazione di donne italiane e straniere nata nel 2001, si è data realizzazione concreta al desiderio di alcune donne italiane di venire in contatto con il mondo delle donne dell’esilio forzato e di alcune donne migranti di avere un luogo proprio dove fosse possibile riconoscersi.

A partire dalla nostra esperienza vorremmo invitarVi a riflettere su alcuni punti che ci sembrano centrali nello sviluppo delle relazioni tra donne che frequentano un luogo preposto all’incontro della differenza dell’altra.
Casa di Ramia non è uno sportello informativo nè un luogo dove trovare lavoro o casa…per questo esistono a Verona altre strutture pubbliche, associative e religiose. Malgrado cio' la rete amicale che si è formata riesce talvolta, in collaborazione con le mediatrici della struttura pubblica, a dare risposta anche a questo genere di necessità.

In questi due anni d'apertura di Casa di Ramia, abbiamo sperimentato la difficoltà nella comprensione reciproca e i vari aspetti della mediazione, quelli più personali e nascosti e quelli più evidenti e riconoscibili. Ad esempio spesso le donne italiane incontrano difficoltà di condivisione dei vissuti intensamente religiosi delle donne migranti, a qualunque credo esse appartengano: il sacro fa parte delle loro vite molto più profondamente di quelle delle donne italiane.

Abitare in terra straniera, anche per donne che vivono stabilmente in Italia, può comportare una disabitudine a godere delle occasioni di arricchimento culturale o spirituale alle quali si ha la possibilità di partecipare. È come se lo sguardo del mondo sulle donne migranti, interessato solo all’utilità del loro apporto lavorativo, entrasse con prepotenza nella loro stessa visione di sè. Il risultato è che vivono la vita a metà: nè qui nè nel loro paese, senza darsi la possibilità di crescere e migliorare mentalmente e spiritualmente.

La situazione della migrazione potrebbe essere una grande opportunità di crescita personale che apre la mente alla complessità degli scambi relazionali e che da misura del proprio e dell’altrui disagio. È qui che si può imparare a vivere con la diversità, la propria e quella degli altri, in una posizione d’ascolto che il vivere nel proprio paese natale non avrebbe reso necessario.

Le donne migranti rappresentano una risorsa per il loro paese d’origine, risorsa al momento perduta a causa dell’emigrazione. Salvaguardare e arricchire questo patrimonio ci sembra possibile, sempre più consapevoli che la disparità è un fatto contingente e pratico non umano. Chi è in una situazione di bisogno momentaneo mantiene il suo valore intatto da portare al mercato e ci piace parlare infatti di ricchezza condivisa e di guadagni reciproci.

Accade che ci autorizziamo una forma di relazione empatica tra donne. È in questo luogo dell’anima che ci lasciamo invadere dalla sofferenza dell’altra ma, allo stesso tempo, proviamo la gioia di una scoperta appagante: è il valore che ciascuna possiede e che, nell’esilio, si esprime solo se si ascolta veramente l’altra, con quell’attenzione che ci mette in gioco direttamente. Malgrado realtà spesso di grande disagio, ci scambiamo forza e piacere, anche concedendoci un’allegria contagiosa.

CASA DI RAMIA è un luogo di relazioni scivolose dove l’apparente perdita, rispetto alle aspettative progettuali iniziali, necessita di quella capacità di aggiustamento che si nutre di fiducia e che evidenzia il positivo delle situazioni e degli accadimenti. Ad esempio uno dei progetti iniziali che, nella mente delle donne italiane, si è dovuto ridimensionare, è stato quello che immaginava Casa di Ramia come il luogo privilegiato di scambio e di desiderio di scambio tra la varie etnie presenti sul territorio. Questo è accaduto solo di rado, in occasione di feste organizzate.
C’è un continuo apprendimento nello spostarsi agilmente dal proprio desiderio, per incontrare l’altra sul piano, a volte inaspettato, del suo punto di vista. Avere amicizie con donne e uomini di altri paesi allena la nostra capacità d’ascolto, la nostra affezione all’altro da sè, ci pone in una posizione traballante dove, mettendosi in gioco, è possibile trovare nuovi equilibri e nuove idee sul mondo. È qualcosa che ha a che fare con la poesia, con l’accoglienza, col lasciare aperte le porte dell’inespresso, col lasciasi invadere senza paura provando a godere della bellezza del tempo in cui viviamo, tempo marcato dalla complessità delle relazioni umane.