24/11/08 Frédérique Appfel-Marglin/Loyda Sanchez - Femminismo ”sviluppista” e neocolonialismo nell’area andina.Persona nelle culture campesine delle Ande
Concetto di Persona nelle culture campesine delle Ande
L'emergere del corpo biologico
Nelle comunità campesine delle Ande non esiste il postulato scientifico fondamentale del corpo come oggetto rinchiuso dalla pelle. Il dialogo fra una nonna aymara (di una comunità rurale della regione dell'Altopiano) e la nipote, registrato e tradotto in spagnolo da Greta Jimenez Sardon (1995, p. 60) , lo mette in luce con chiarezza:
Anche il sangue è sacro; sicuramente hai visto come si ch 'alla (si versa un'offerta liquida) con il sangue del lama, o con il sangue dell'alpaca, quando si costruisce una casa; e lo si fa anche per nutrire la casa...
Mentre stavo in silenzio, ascoltando attentamente per cogliere ogni parola, tutti i miei corpi trasudavano, tutto faceva put, put, put nei miei corpi.
La nipote continua spiegando come la nonna 1'avesse istruita sulle «acque bianche» e sulle «acque rosse» nel corpo degli uomini e delle donne, e come quelle acque si trovino anche nella pioggia, nei corsi d'acqua, nelle sorgenti ecc. Parla poi della sua prima unione con l’uomo che sarebbe diventato il padre dei suoi figli e il compagno della sua vita, e dice che tutti gli esseri del pacha avevano partecipato a quel primo incontro sessuale, proteggendo e benedicendo la coppia. Dopo la loro prima unione in un posto scelto con cura, nei pressi del luogo dove lei faceva pascolare le sue alpaca, la coppia aveva costruito un cerchio di pietre, si era inginocchiata e aveva rivolto alla Pachamama, la divinità della terra, le seguenti parole:
Sacra Terra Pachamama. accoglici dunque, nutrici. Proteggici, siamo tuoi figli, per questo vogliamo la tua protezione, abbiamo bisogno delle tue cure... Sacra Terra Pachamama, le acque che sono dentro di noi possano nutrire anche il tuo corpo... Ti offriamo queste acque, che già scorrevano nel nostro corpo prima della nascita e che abbiamo custodito per te.. Che le nostre acque siano buone, perché possiamo avere figli forti, fogli buoni... (Jimènez Sardon, 19995,P.65)
Le acque rosse e bianche che scorrono all’interno come all’esterno del corpo, quelle acque che esistevano prima della nascita del «nostro» corpo, evocano un mondo in cui il biologico come entità materiale separata non ha nessun senso. La Pachamama è l'utero materno in cui si trovano e da cui sono generati e rigenerati i semi di ogni vita. Prima della nascita, dunque, quelle acque scorrevano già nel corpo della coppia, vale a dire nella Pachamama.
Le espressioni utilizzate dalle contadine aymara sono interpretate variamente dalle discipline moderne. A seconda che ci si collochi nell’ambito delle scienze sociali (come l’ antropologia) o delle scienze naturali (come la biologia), in quelle parole si vede una credenza, oppure una formulazione simbolica o metaforica, o anche, meno generosamente una superstizione.
Tuttavia, come è stato messo in luce dalla storica Barbara Duden (1991), il corpo «reale», «biologico», è una creazione storica che si ritrova esclusivamente nel mondo occidentale da circa trecento anni. II corpo moderno, biologico, universale è una creazione di una certa epoca e di un determinato luogo, vale a dire dell’Europa occidentale del XVI-XVII secolo. Questo corpo biologico è stato creato come un nuovo tipo di oggetto: il corpo separato, isolato, oggettivato e materiale. Si tratta di una delle molte conseguenze della separazione fra res cogitans e res extensa. operata da Cartesio nel XVII secolo. Ed è anche una conseguenza della separazione fra il regno della natura e il regno della semiotica (che include la sfera del sacro), instaurata in Europa verso la metà del XVII secolo dalla rivoluzione scientifica.
Il corpo femminile era vissuto in modo totalmente diverso nell'Europa premoderna. Nel mondo contadino in particolare, il corpo della donna era percepito come un ricettacolo di vita e di morte. Le donne anziane potevano far cambiare direzione a un temporale denudandosi le natiche e le vergini erano in grado di influenzare il tempo atmosferico aprendo le loro vulve sanguinanti verso il cielo. La fertilità e il ciclo mestruale delle donne erano fonte di molti rituali di villaggio relativi alla vita e alla morte. II corpo non era un'entità distinta, racchiusa dalla pelle e separata dal mondo esterno, il più vasto mondo cosmico, umano e non-umano. Era aperto e fluido (Duden. 1991, pp. 8-10; Ginzhurg 1966; 1989: Duerr- 1984).
Nel XVII secolo, il lavoro dell’Inquisizione raggiunse sostanzialmente l’obiettivo di troncare i legami fra il corpo e il cosmo. Durante i secoli della caccia alle streghe e dei roghi di centinaia di migliaia di donne (forse milioni; cf. Merchant. 1988), il corpo come incarnazione della vitalità della comunità locale fu distrutto. ed emerse il corpo come strumento meccanico di produzione gratuita di manodopera, ovvero di ciò che allora divenne la sfera non mercificata della riproduzione (Federici, 1984). L'inquisizione e la caccia alle streghe, portate dai conquistatori (Silverblatt 1987. p.159 passim), non riuscirono a sradicare le pratiche indigene in America Latina. In Europa, invece, sulle ceneri dei roghi delle streghe e di altri eretici il nuovo Stato centralizzato acquistò potere.
Il fatto di racchiudere il corpo nella pelle, facendone un oggetto separato, permise un rapporto di proprietà con il corpo e l’io. II nuovo io, inserito in un corpo distinto e separato divenne l’attore individuale della vita economica e politica e della società civile: il cittadino. Alla fine del XVIII secolo il filosofo francese Volney considerava il corpo come la forma più elementare di proprietà (Duden. 1991, p. 13). Era il punto di arrivo del processo che nel XVIII secolo aveva creato il corpo meccanico borghese, cioè l'essere umano come fattore economico nella sua fisicità, con il suo corpo racchiuso entro limiti ben definiti (Elias, 1969). Il mondo contadino e le donne di tutte le classi sociali, tuttavia, non accettarono pienamente questo nuovo corpo biologico e il nuovo io individuale. La trasformazione di tutti i corpi in corpi
biologici e di tutte le persone in individui non si attuò in maniera uniforme nel mondo occidentale del XIX e del XX secolo. Lo stesso avviene oggi al di là dei confini dell'Occidente, non solo sulle Ande ma un po' in tutto il mondo.
Particolarmente interessante, nel lavoro della Duden, è la scoperta che la nozione di «salute» era estranea alle pazienti del suo medico tedesco del XVIII secolo. È stato difficile per lei rendersene conto, dal momento che l'idea che tutti cerchino di raggiungere un buono stato di salute è considerata ovvia dal mondo accademico. Questo l'ha spinta a indagare sulla storia del concetto di «salute». L’ Enciclopedia Economica redatta nel 1788 da un autore tedesco, Krunitz (citato in Duden, 1991, p. 18), ne parla nei seguenti termini:
Chiunque trascuri il prezioso tesoro della salute offende l'intera società a cui appartiene. La società, che ogni giorno dà un grande contributo per i bisogni il vantaggio di tutti i suoi membri, giustamente chiede loro di sacrificare una parte delle loro energie e del loro tempo per i suoi bisogni e a suo vantaggio.
Tali esortazioni erano rese necessarie dalla riluttanza delle classi popolari ad accettare una concezione medica del corpo. Un parallelo abbastanza preciso può essere fatto con le comunità indigene campesine delle Ande. Questo atteggiamento rivela una resistenza all’ interesse dimostrato dalle nuove autorità politiche ed economiche per la trasformazione del corpo in oggetto e delle persone in individui in vista di un incremento della produttività e del potere dello Stato centralizzato.
Nell'Europa dell'inizio dell'età moderna, la salute definita in termini medici non corrispondeva al modo in cui le persone percepivano la loro vita né a quello che sentivano di poter accettare, esattamente come avviene oggi nelle comunità campesine dell'area andina. La «biologizzazione» del corpo e la «medicalizzazione» della salute hanno creato una serie di parametri normativi e quindi la devianza da tali parametri, ovvero le patologie. Come dice la Duden,
quando si arrivò ad attribuire questo desiderio (di avere un corpo sano) all'intera umanità, radicandolo nella natura umana, il diritto di «perseguire la felicità» (sancito dalla Costituzione degli Stati Uniti) si concretizzò nel diritto alla salute, e si creò una nuova dipendenza dalle promesse irrealizzabili dei professionisti della medicina (Duden, 1991, p. 19).
La biologizzazione del corpo e la medicalizzazione della salute nascondono gli obiettivi economici e politici inclusi in queste pratiche. La biologia e la medicina divennero prati¬che scientifiche nel XVII secolo, quando Robert Boyle (l'inventore del metodo sperimentale) e Thomas Hobbes inventarono il nostro mondo moderno (Shapin e Schaffer, 1985; Latour, 1993, p. 27), con la netta separazione fra la rappresentazione delle cose in laboratorio e la rappresentazione dei cittadini attraverso il contratto sociale. Questo assetto può funzionare soltanto a condizione che si renda invisibile la dipendenza dello Stato dalla scienza e della scienza da una rigorosa separazione fra gli ambiti della politica (la società), della religione (Dio) e della natura (la scienza). Tali separazioni sono ovviamente arbitrarie, e all'epoca della loro creazione furono fortemente contestate. Dopo circa un secolo avevano ormai messo radici, e oggi sono considerate come dati di fatto nel Nord del mondo, e a livello di élite anche nel Sud. Con queste separazioni, la natura è stata totalmente dissociata dall'ambito della semiotica, cioè dalla sfera del significato. La natura è diventata un oggetto meccanico inerte, incessantemente esposto all'esplorazione, alla manipolazione e allo sfruttamento da parte dell'uomo. E la società (il Leviatano di Hobbes) dipende unicamente dai calcoli di atomi umani totalmente separati dalla realtà cosmica più ampia. Queste scelte dei padri fondatori della modernità crearono immediatamente una premodernità superstiziosa e oscurantista in Europa e nel resto del mondo non occidentale contemporaneo. Essere moderni significa essere illuminati, avanzati, scientifici, sviluppati. Si ritiene di conseguenza che le nozioni prescientifiche dei contadini europei premoderni e di gran parte del mondo non occidentale di oggi (dove la semiotica non è nettamente separata dalla causalità materiale) abbiano bisogno di illuminazione e di aiuto da parte del mondo moderno.
Il concetto moderno di un corpo «materiale» e «biologico» è sorto nel contesto dell'affermazione politica della borghesia, della privatizzazione delle proprietà comuni e della terra in generale, della creazione dello Stato centralizzato e dello sviluppo del capitalismo. Il dualismo di Cartesio ha separato la mente dal mondo esterno e dal corpo. In tal modo il corpo è diventato un oggetto meccanico d'indagine, da sezionare, esplorare internamente e definire. Questa nozione biologica del corpo è stata diffusa attraverso la scuola e la divulgazione scientifica, così come attraverso la professionalizzazione della medicina.
Il termine «biologia» applicato al corpo umano presuppone una linea di confine, convenzionale o naturale, fra l’umano e il nonumano come fra il biologico e il culturale. Di conseguenza la visione aymara delle acque bianche e rosse di un uomo e di una donna che scorrono nella terra prima della loro nascita dissesta completamente quel confine fra l'umano e il non-umano che il termine «biologia» (riferito al corpo umano) presuppone. Il discorso della donna aymara, che parla di offerta di queste acque sessuali alla terra, evoca una continuità e un'assenza di barriere di separazione tra i fluidi corporei, che passano dalla terra ai corpi umani e di nuovo ritornano alla terra. Il corpo e le sue acque fluiscono senza soluzione di continuità dal corpo della terra al corpo della terra e di nuovo in un corpo umano. Le parole della donna aymara scompaginano anche lo spartiacque tra il biologico e il culturale facendo della Pachamama una madre (sia dell'uomo e della donna che dei loro figli). L'azione della Pachamama è simile a quella della coppia umana.
Come ha sottolineato Sarah Franklin nel suo lavoro sulla procreazione assistita, il modello biologico moderno del processo riproduttivo non può più essere preso come un assoluto universale. Esprime infatti «una visione particolare del potere della conoscenza. (...) Non è più possibile accettare acriticamente tale visione» (Franklin, 1997, p. 211). Il termine «biologia» indica sia il fenomeno della vita che lo studio di tale fenomeno, il che tradisce il presupposto implicito di una perfetta trasparenza fra le due cose. Ma tale trasparenza non può più essere sostenuta in buona fede.
Il femminismo sviluppista assume l'unicità del corpo biologico come un dato universale, dando in tal modo per scontata la correlazione fra un corpo biologico immutabile e un «genere» socioculturale variabile (la distinzione tra sesso e genere). Pur riconoscendo che il «genere» può variare a seconda del tempo e del luogo, si considera invariabile l'ancoraggio del genere in un corpo biologico assunto come dato universale, con il corollario che il genere sia un qualcosa che caratterizza gli individui umani, uomini e donne. Come abbiamo visto, questa intera schematizzazione presenta difficoltà insormontabili nel mondo occidentale post-moderno. Quando viene applicata dal femminismo sviluppista in un contesto andino, diventa un atto di (neo)colonialismo.
Nel mondo andino, in alcune circostanze una persona può essere una pianta, un seme, un animale, una montagna o qualsiasi altra cosa. La nozione di persona è radicalmente non essenzialista. All'interno della persona si annidano innumerevoli altre forme di vita, con il presupposto che tutte le cose, nel pacha sono vive, e non solo gli esseri umani, gli animali e le piante (Rengifo. 1998, cap. 3). Queste altre forme di vita (un seme, una costellazione, un animale...) posso¬no manifestarsi in determinate circostanze rituali. Citiamo ad esempio la festa delle Ispallas, celebrata dalle comunità aymara che vivono sulle rive del lago Titicaca, sull'Altopiano andino. Durante il rito le donne diventano giovani tuberi (Chuyma Aru, 1998, p. 17). Questa fluidità si estende anche al genere delle persone. In alcune circostanze una donna può essere un uomo, e viceversa.
Un'altra importante nozione andina, quella di uj o juk (secondo le varianti quechua e aymara), contribuisce ulteriormente a mettere in discussione la concezione moderna dell'unicità del corpo biologico e della sua esclusiva correlazione con un solo genere. Uj significa letteralmente «uno» o «unità»; ma si tratta di un'unità costituita da due elementi, da una coppia, e nel mondo andino tutto funziona per unità duali (Gomel Apaza, 1998, p. 9). Le parole di una contadina aymara esprimono in modo significativo questa unità duale:
Nella vita tutto procede per due, maschio e femmina, e nulla esiste da solo; tu sai che è così per le piante, (...) per non parlare degli animali e degli esseri umani. Lo stesso avviene per le montagne, ciascuna ha il suo compagno (o il suo opposto); ci sono Qullus (montagne protettrici) maschi e Qullus femmine; i fiumi, i laghi e gli oceani sono anch'essi maschi e femmine; e così vivono i warawara (le costellazioni), il vento e le nuvole. Anche gli antenati devono essere accompagnati dal loro partner. Tu sai che quando sono soli, perché non soffrano, bisogna trovargliene uno (Jiménez Sardon. 1995. p. 129).
Quando entrambi i partner di una coppia sono vivi, l'uni¬tà è costituita dai due, maschio e femmina. Ma quando uno rimane solo, in seguito alla morte dell’altro o a una separazione, un solo «genere» diventa l'unità duale che include l'elemento maschile e quello femminile. Di conseguenza è evidente che la nozione sviluppista di sesso e di genere non co¬risponde alla realtà del mondo andino.
Questo è ulteriormente confermato dal fatto che le lingue quechua e aymara non possiedono un genere grammaticale.
Il termine «genere» (gènero in spagnolo) si è imposto in molte comunità campesine delle Ande dopo la creazione in Bolivia del Sotto-Ministero del Genere (e in Perù dell'analogo Ministero della Donna) poco più di una diecina di anni or sono. In questi paesi il femminismo sviluppista è diventato il femminismo «ufficiale», istituzionalizzato. Le sue nozioni di sesso e di genere non coincidono con ciò che le popolazioni andine intendono per maschio e femmina. Anche se le nozioni ufficiali di sesso e di genere includono l'intenzione di sottolineare che il genere ha un contenuto socioculturale variabile, la difficoltà nasce dall'ancoraggio invariabile del genere in un sesso biologico universalmente unitario, il che ristabilisce tutta l'ontologia dualistica dell'Occidente moderno. Ciò è apparso evidente in una serie di seminari organizzati dalle autrici del presente articolo (in collaborazione con altri) per discutere questi problemi con i membri del Sotto -Ministero boliviano del Genere, tra il 1995 e il 1997. Non siamo riuscite a scardinare la nozione ufficiale di genere. Istitu¬zionalizzata e sancita dalle leggi del governo della Bolivia, questa nozione è tuttora antropocentrica, eurocentrica e colonizzatrice.
Tratto da Frédérique Appfel-Marglin/Loyda Sanchez Femminismo” sviluppista” e neocolonialismo nell’area andina.
in Interculture sett/dicem.2006 n.6 pp28-36, Città Aperta ed.