29/04/07 La vita alla radice dell'economia
La maggior parte di noi non è esperta di “scienza economica”, ma è il pensiero dell’esperienza della nostra vita – di donne e uomini sulla terra in questo presente – che ci autorizza a discutere di economia. Vogliamo riportarne il senso all’origine. La radice del termine ci rimanda all’oikos, alla casa, che ruota intorno alla presenza delle donne, dove la madre sa dare risposte appropriate alle necessità differenti. La madre sa trarre il molto dal poco e condirlo di bellezza.
Mettere la vita alla radice dell’economia – e non al servizio di una ricerca affannosa di denaro – significa mettere al centro i bisogni materiali e spirituali delle persone anche quando esse agiscono economicamente.
Nel tempo della globalizzazione, ci piace pensare il mondo come un luogo in cui ci si senta di “essere a casa” così che ciascuno, ciascuna senta la necessità di avere cura del mondo, così come della casa comune,.
Non è la ricchezza in sé che ci interessa, e neppure la povertà ci preoccupa; quel che ci fa problema è l’escalation dei consumi di una parte del mondo, in cui si sperperano le risorse e i frutti del lavoro.
Sentiamo il bisogno di combattere la miseria che invade le nostre vite, quando queste sono dominate dall’ossessione del denaro e dei suoi significati, compresa la sua assenza paralizzante, che condanna all’inattività tante persone del Sud del mondo e tanti e tante, soprattutto giovani, anche nelle nostre società ricche.
Troviamo lontana la rappresentazione del mondo che gli economisti ci propongono, dove tutto ha un prezzo, dove appare reale solo ciò che è riducibile a merce. Dove l’uscita dalla povertà è auspicata attraverso l’entrata di tutti nel grande mercato della libera concorrenza. Dove i beni comuni come l’istruzione, la salute, il territorio vengono smantellati e messi in vendita. Anche la città, spazio significativo delle relazioni umane e della convivenza, sta subendo un duro attacco alla propria dimensione di luogo in cui s’intrecciano culture diverse: governata da logiche di profitto, la città viene stravolta da interventi e misure che ne frantumano la memoria e la bellezza (delle forme architettoniche).
Pensiamo all’economia come processo che può favorire quel senso buono della vita che sentiamo fluire quando le relazioni, la possibilità di agire e il riconoscimento del lavoro fatto si trovano a stare insieme. Anche il denaro ci interessa, ci serve, ma non è al centro.
Dalle contraddizioni che affrontiamo nella quotidianità del lavoro, nei luoghi in cui abitiamo e operiamo, ci vengono domande e questioni che vogliamo proporre alla discussione:
Come ripensare le categorie economiche in un modo che corrisponda al senso delle nostre vite?
Come valorizzare le buone esperienze e le lotte che stanno nascendo, facendone leva per il cambiamento?
Come far tesoro di esperienze di altre culture, per quel che possono dirci sull’economia?
Come tenere assieme la valorizzazione dell’impresa sociale, che – ora - è soprattutto femminile, e i beni comuni che vogliamo rimangano pubblici, come funzioni della società?
Come la cura e la relazione possono essere fonte di una riprogettazione delle nostre città?
Come uscire in modo creativo dallo stato di sofferenza in cui si trovano molte imprese sociali, quando vogliono rimanere fedeli alla loro origine e far bene il proprio lavoro?
Invitiamo a parlare donne e uomini, anche del Sud del mondo, che hanno riflettuto su nuove pratiche economiche o che ne hanno inventate e sperimentate alcune.
Non pensiamo di proporre modelli alternativi generali o che ci siano pratiche riproducibili ovunque; cerchiamo assieme un allargamento di orizzonte, una forma di scambio che ci renda capaci di una contrattazione politica più radicale e più creativa.
F:\EQUAL 2 - EC.CO.MI\AZIONE 3 RETE LIBERE UNIVERSITA'\SEMINARIO sull' ECONOMIA 11-12 Maggio 2007\Presentazione Convegno sull'Economia_aggiornato.doc