Intestazione
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Elisabeth Jankowski

die Hand öffnet sich nach langem Hadern und Warten
aus ihr fallen Steine mit trüben Gedanken
in den Kirschbäumen knospen schon
blütige Tage
der Winter ist vergangen
bald können wir unsere Worte finden
wie sprießenden Samen

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ein Sturm fährt durch die Wolken

- hast du geglaubt ich würde nicht sterben? –

als Löwin bist du geboren
mit weichen Pfoten
reißenden Zähnen
glänzendem Fell

ein kleines Land wurde dir gegeben
zum Arbeiten und zum Leben
einige Tage zum Gesang
jetzt bist du außerhalb der Zeit und doch so nah
deine Stimme braust in meinen Ohren
hörst du mich auch?

 

Pubblichiamo la poesia che segue su gentile segnalazione di Giannina L.

Recita la sudafricana Gcina Mhlophe, poetessa e performer di grande talento,
con voce profonda che sembra partire da un punto lontano, al centro del corpo

«E’ davvero straordinario, meraviglioso, confortante
Sapere che ho occhi per leggere
Mani che sanno scrivere
E un infinito amore per le parole.
Perché io amo le parole - la lingua dei miei antenati.
Quando sono felice, sono le parole a dare forma alla mia felicità
Quando sono triste e confusa
Le parole si trasformano in argilla
E mi permettono di modellare e rimodellare i miei pensieri scomposti
Fino a che riesco a trovare la pace, nei profondo della mia anima
E allora mi avvicino alla scrivania, nei cuore della notte
Mi siedo, senza aver chiaro come iniziare
E tutto a un tratto, ecco parole di ogni forma e dimensione
Affollarsi correndo sulla pun-ta delle mie dita
E mentre sento tutto il corpo che sorride
lo le saluto, una ad una
Come le vecchie amiche che di fatto sono.
E quando si mettono a danzare in larghe volute, tutto intorno a me
Disegnando sulle pareti della stanza cerchi di frasi beffarde
Mi convince di non essere nata per annoiarmi
Perchè come farebbe mai la noia a pensare
Di penetrare in questo mio cerchio di parole senza tempo.
Capite adesso, come mai Io mi sento cosi felice
Quando me ne sto
In compagnia delle parole?

Citato sul Manifesto del 20 luglio 2000 da articolo di Maria Antonietta Saracino

Mercedes Spada

Primavera

Ho rivisto le forsizie
puntare i loro rami gialli
verso il cielo.
I paesaggi dell'amore
sono deserti.
Ti aspetto
con la testardaggine del beduino
che riprova ancora le dune
per vedere i mercati
riempirsi di colori.

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A mia madre

Te ne sei andata,
hai ricoperto le sedie,
le poltrone, il tavolo
con i lenzuoli bianchi,
hai chiuso la luce
hai chiuso le porte "a doppia mandata"
come per le vacanze estive
e sei andata via.
Ti ho ritrovato
in un' immaginetta
con le tue perle sul golfino,
così per sempre.
C'è silenzio, assoluto.
Ero sicura
che sempre mi avresti parlato
ma non nei miei pensieri
non nei miei sogni.

 

Morena Piccoli

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omaggio a Fernando Pessoa

E' l'alba
voci e passi accompagnano
il sogno del viaggio
che concreto salpa dal deserto

Nell'esistere di ogni,
non piu' mare
oceano s'allarga
tra siepi di bosso
e anime distese

Cuore estraneo
non vuole risveglio
la barca affonda
e naufrago
"...i miei occhi sono esausti
con me dormi e in me"

 

Livia Alga

 

Verona (a Victoria)

una sera vestita di alghe
ha detto: prendo il mare
accostò la bocca per berlo
scivolò via verso l’orizzonte
salate le lacrime
di chi l’aveva amata bambina

la vela sopportava lo strappo
e perdeva il colore d’un tempo
lei liberava l’albero dalle rampicanti
perché non soffocassero il suo desiderio,

non immaginava che avrebbe camminato sui fiori
parlato al cuculo
stretto a sé un corpo nero
e mangiato con donne preziose di anima.

Quando fu il momento di riprendere il viaggio
non sapeva più dove orientarsi
e una venuta dal bosco
incoronata di ortiche
le disse: il vento sempre alle spalle

 

Xenia Silvestris

Risposta a Livia

In questi giorni in cui
i discorsi cadono dai rami
tutto va a dormire
e i nidi rimangono orfani,

il tuo canto mi porta
sui sentieri tracciati
da primavere passate:

la gioia gridata
ai cieli aperti
da mille gole
nei pascoli alti
di Bocca di Selva.

E nel vento inverso
all’odore di achillea
si mescola una voce:

che la parola boschiva,
la mia corona amara
possa ancora
approdare a rive altrui.

 

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Juli in Bertinoro

Lichtgeist streicht über die Gräser am Ackerrand
Behüter der Spuren des Dunkels im Feld
herber Stab gebiert altblaue Zauberblumen
Wege jenseits der Menschen

Pfirsichkühl gräbt sich der Fluss ein Tal in den Sommersand
und oben im Bergfried des Bischofs
blickt sich ein Menschenpaar in bronzene Augen,
die Abgründe der Liebe
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Luglio a Bertinoro

Spirito di luce che sfiora l’erba all’orlo del campo
Guardiano di orme oscure nel campo arato
dalla bacchetta amara
nascono fiori di blu antico
I sentieri oltre l’ umano

Tra le pesche, fresco, il fiume si scava
un letto in sabbie estive
e nella Rocca del Vescovo sopra
Una coppia si guarda in occhi colati di bronzo
gli eterni abissi d’amore.

 

***